martedì 14 giugno 2011

E adesso?

Passata l'ubriacatura di euforia per la vittoria referendaria, a mente fredda mi pongo dei quesiti.
Innanzitutto mi domando: è rinata la passione per la cosa pubblica, nel cuore dei cittadini? Forse dovrei porre la domanda in questo modo: siamo tornati ad essere cittadini?
A questa domanda, francamente, non saprei rispondere. La storia insegna che quello italiano è uno tra i popoli più stravaganti del mondo, capaci di toccare il cielo con facilità e, con altrettanta facilità, gettarsi nel baratro più profondo e miserabile. Sono ottimista ma non me la sento di cantare vittoria.
Spero, con tutto il cuore, che la gente abbia capito che la politica non è una questione da stadio e che gli schieramenti contrapposti sono creati ad oc per prenderci per il culo.
Passiamo ora ai referendum, di cui ho già parlato qui.
Scheda rossa: modalità di affidamento dei servizi idrici. È stata abrogata la norma suicida che imponeva di svendere le controllate pubbliche entro il 31/12, di fatto sarebbe stato un regalo ai privati. In sintesi: se il venditore è obbligato dalla legge, sarà il compratore a fare il prezzo. Il referendum non obbliga chi ha già dato in gestione i servizi idrici a riprenderseli, né impedirà ad altri comuni di darli in gestione. Ha solo tolto una norma controproducente.
Confido che gli amministratori locali recepiscano il segnale e operino di conseguenza. La disfatta dei due maggiori partiti (PDL e PD, ma leggasi P2 in entrambi i casi) alle ultime elezioni dovrebbe essere un segnale da non sottovalutare. Spero che abbiano l'acume necessario per rendersi conto che qualcosa, forse, sta cambiando.
Scheda gialla: tariffa servizio idrico. Togliere quel 7% a babbo morto di remunerazione, mi sembra cosa giusta, sia dal punto di vista morale, sia da quello imprenditoriale. Abbiamo già visto cosa è successo con le autostrade...
Scheda verde: legittimo impedimento. Una norma vergognosa è stata abrogata. Spero che il governo, prima di rilanciarsi in azioni salva nano, si occupi dei reali problemi del paese.
Esiste in Italia una buona norma che consente ad ogni cittadino di rimandare l'udienza per questioni di forza maggiore, ma non contempla, come in quella abrogata, la possibilità di includere i giorni precedenti e successivi di tale questione di forza maggiore, addotti come impedimento. Nel resto del mondo esistono norme che tutelano i governanti, ma nel resto del mondo questi si dimettono quando sono travolti da uno scandalo. Esiste anche un tribunale speciale, atto a giudicare le azioni svolte per "ragioni di stato", ma le sue competenze esulano dalle prostitute minorenni.
Per ultimo mi sono tenuto il discorso più ampio e gustoso.
Scheda grigia: nucleare. Malgrado tutto quello che si è detto da entrambe le parti, il referendum ha solo abrogato parte del decreto omnibus, figlio del piano Scajola (sempre quelle della casa comprata a sua insaputa). Non significa bloccare la ricerca (neanche nell'87 fu fermata e il reattore del politecnico ne è la prova), né abolire ogni possibilità di adozione di un nucleare sicuro (se e quando verrà), né l'automatico passaggio a nuove fonti energetiche. Di seguito in dettaglio.
Ricerca. Croce del nostro paese, in cui il ministro del tesoro dice di farsi un panino con la Divina commedia (se il Sommo fosse stato in vita, lo avrebbe preso a calci nel culo): partiamo malissimo. In Italia, nelle alte sfere si pensa che ricerca e cultura siano giochi per addetti ai lavori, senza considerare l'indotto economico che entrambe hanno, in termini di produzione, turismo e posti di lavoro (gente che lavora spende e mantiene viva l'economia). Sono settori in cui bisogna investire, perché sono soldi sicuri. Magari sono investimenti a lungo termine, ma il rientro economico è sempre commensurato alla spesa. Ovviamente, bisogna investire in maniera oculata: i corsi da velina che facevano a Napoli non sono cultura. Ricerca significa, ad esempio, brevetti e cure, che incidono molto su possibili guadagni futuri e future riduzioni di spesa, ad esempio quella sanitaria (se poi si rivedesse il gioco dei soldi dati agli ospedali privati...).
Nucleare pulito. La fusione è ancora un processo in via di studio, ma sta dando risultati interessanti. Non credo nella chimera della fusione fredda, ma un tempo nessuno credeva che saremmo andati sulla Luna. Per quanto concerne i reattori a fissione, la tecnologia su cui si è votato, sono sempre stato scettico sulla loro sicurezza, soprattutto se costruiti dalla cricca, famosa per le case che crollano per una scossa forte (si definiscono terremoto le scosse dal 6° richter), per gli inceneritori che perdono i refrattari (e non mi raccontino la balla che le ecoballe bruciano a temperatura troppo elevata, perché ci sono standard da rispettare, che non sono stati rispettati) e altri lavori di quarta categoria. Al momento, "bruciare" uranio non è conveniente come dicono e i costi in termini di smaltimento delle scorie (altra chimera) sono troppo esosi. Forse un giorno ci arriveremo, ma non con le presunte centrali di terza generazione che altro non sono che i soliti pentoloni a uranio, con qualche sistema di contorno in più. Solo la ricerca può risolvere il problema. Non saranno gli speculatori a convincermi del contrario.
Piano energetico, la patata bollente. Nel 1987 abbiamo perso una buona occasione. I politicanti di allora non approntarono un piano energetico decente. La loro uscita dal nucleare fu  passare dalla produzione all'acquisto dalla Francia (questione che sui modi, i termini e l'utilità ci sarebbe da discutere a lungo). Larga parte dell'energia consumata in Italia è da considerarsi spreco. Spreco in una rete elettrica obsoleta che ha più perdite delle pipe-line del Niger. Spreco in utilizzi imbecilli dell'energia, come tenere il condizionatore a 15° (in certi uffici e su certi mezzi pubblici e treni, fa freddo!), tenere le luci perennemente accese negli uffici, illuminazione stradale con lampade vecchie, etc, etc, etc. A questo aggiungiamo anche i comportamenti cretini di tutti noi. Sarebbe ora di improntare un piano energetico credibile e mirato al benessere del paese. Investimenti in ricerca per risolvere i problemi di produzione e immagazzinamento dell'energia. Riammodernamento della rete elettrica. Campagne per un uso consapevole dell'energia. Insomma: la rivoluzione copernicana che 24 anni fa non fu fatta.
Un passo è stato fatto ed ora attendo fiducioso il prossimo. Nel frattempo, nel mio piccolo, proseguo quel cammino, fatto di scelte consapevoli.


Marco Drvso
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