venerdì 24 giugno 2011

Paraocchi

È noto quanto io detesti scrivere di politica nel blog, ma oggi farò un'eccezione.
Premesso che io adoro la politica, mi piace tenermi informato e farmi una mia opinione, ultimamente ne discuto con poco piacere. Il motivo fondamentale è l'aver perso ottimi interlocutori, dalla mente aperta, con cui affrontare l'argomento in libertà. Magari con toni accesi, ma sempre secondo quella massima di Temistocle a me tanto cara.
Ultimamente, una discussione su temi politici, siano questi piccoli fatti attuali, siano dialoghi sui massimi sistemi che la storia ci ha regalato, è affetta da un ricorrente fanatismo e dall'incapacità di ascoltare tesi altrui. La politica è vissuta da molti come un sistema di blocchi e tifoserie, degne del più becero tifoso. Con queste premesse, capirete perché preferisco parlare d'altro.
Siamo il paese delle grandi fazioni, culla di Machiavelli e Beccaria. Da una parte c'è una atavica incapacità di mettersi d'accordo e la storia fiorentina dei guelfi e ghibellini, sfociata nella lotta tra guelfi bianchi e neri, ne è l'esempio più eclatante, tra i tanti. Dall'altra abbiamo avuto l'esempio di grandissimi personaggi che, pur trovandosi su schieramenti opposti, hanno saputo trarre il massimo dal loro scontro, vissuto sempre con signorile antagonismo. Penso sempre ad Almirante che si mise in fila, come un qualunque cittadino, per porre omaggio alla salma di Berlinguer; altri tempi...
Ormai, la politica è diventata uno scontro tra ottusi contrapposti, fatta di slogan, raduno più o meno folcloristici (odio chi lo scrive con la K), barricate di gente arrabbiata, urla per coprire le parole dell'avversario, etc.
Dove sono finiti i tempi delle lettere piene d'ammirazione reciproca tra Riccardo cuor di leone e Saladino? Dell'odio educato tra Kennedy e Krushev? Della galante rivalità tra De Gasperi e Togliatti? Avete ha mai sentito Andreotti, insultare qualcuno?
Rivoglio Cesare che piange davanti alla testa di Crasso.
C'è da riconoscere, con tutta l'amarezza del caso, che la dilagante mediocrità, figlia della politica degli anni che vanno dalla seconda metà degli '80 a tutti i '90, ha raggiunto la piena maturità ed oggi siede nelle stanze del potere, nelle piazze della rivolta e nei salotti delle discussioni.
In questi giorni si è scatenato un putiferio assurdo, perché due presidenti di partito, di fazioni più che opposte per storia e idee, sono stati visti parlare insieme (se quel luogo si chiama parlamento, c'è un motivo). Dalle immagini, si vede uno in piena parlantina, tipo venditore, e l'altro in atteggiamento di chiusura, che si limita ad ascoltare, senza troppa convinzione. Quest'ultimo, poi, ha fatto un discorso assolutamente sensato: ha chiesto alla sua area politica di proporre una coalizione e un programma, per presentarsi in maniera credibile agli elettori, anziché aspettare l'altrui suicidio politico. Discorso che segue, con buona coerenza e inattesa logica politica, quanto detto nelle ultime settimane.
Si è scatenato un putiferio in rete, che non ha senso. Perché una persona passa da una dialettica mirata alla demonizzazione del nemico, ad una mirata alla costruzione di proposte per andare oltre il ristagno di questi anni, subito lo si addita come traditore. Ai posteri l'ardua sentenza su quest'epoca di pazzi.
Ci sarebbe stato da fare le barricate, per quanto si sta scoprendo riguardo a giochi sporchi, legati a lobbisti con un trascorso da reato di attentato alla repubblica (maledetta quella amnistia!). La rabbia della folla inferocita avrebbe senso, in questo caso, e la legittima richiesta di teste sarebbe da considerarsi atto giusto e merentorio. Su questo: nessuno sta battendo ciglio.
Noi italiani siamo gente strana. Capaci di strapparci le vesti per delle puttanate e lasciar correre fatti gravissimi. Siamo diventati la barzelletta del mondo.


Marco Drvso
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