mercoledì 6 luglio 2011

Galantuomini

Oggi, approfittando dell'ormai insopportabile calo del lavoro, mi sono fatto un regalo. Sono andato su youtube a guardare vecchie interviste di Enzo Biagi.
Molti potrebbero obiettare che potevo spendere meglio il mio tempo, ma sentivo il bisogno di rivedere vecchie pagine di alto giornalismo, con veri galantuomini. Ricordare che ci fu un tempo, quando ero troppo piccolo per apprezzare, in cui, malgrado tutto, esisteva una morale e, soprattutto, educazione.
Due filmati mi hanno colpito ed hanno meritato più visioni: l'intervista a Montanelli e ad Andreotti. Non sono i soli che ho visto, anzi, mi sono divertito a risentire vecchie dichiarazioni che, alla luce dei fatti odierni, risultano ancor più ridicole, ma in queste due ho trovato un senso profondo.
Nel primo ho visto due grandi vecchi del giornalismo che discutono di giornalismo e di politica. Farei notare che per molti quello fu l'inizio dell'editto bulgaro. Vi consiglio di cercare, nei meandri della rete il filmato integrale. Da una parte la pacatezza rassicurante tipica di Biagi, di cui ricordo, a distanza di tanti anni, la memorabile intervista a Buscetta. Riusciva a porre domande, anche scomode, con una grazia ed una educazione uniche, che mettevano a proprio agio sia l'intervistato, sia il pubblico, Domande scomodo, non colpi da vigliacco. Sapeva cosa chiedere e come chiederlo. Dall'altra parte si vede un uomo altrettanto colto e intelligente, ma con modi molto più bruschi. Un personaggio che ho avuto la fortuna di incontrare un pomeriggio di tanti anni fa, ma non ebbi modo di scambiarci neanche una parola. Dal vivo appariva insopportabile come lo era in televisione, ma aveva un qualcosa, potremmo definirla quasi un'aura che lo rendeva assolutamente degno di venerazione. Se dovessi descrivere l'impressione che mi davano questi due personaggi, con una sola parola, direi un nonno e un professore severo.
Entrambi hanno formato la mia coscienza politica. Biagi con i suoi programmi e Montanelli con i suoi articoli. Fu "La voce" il primo quotidiano che comprai con assiduità. Peccato che durò poco (forse ho ancora in giro il primo numero). Se oggi ho certe idee politiche, c'è un motivo.
Per anni, con Ale ho avuto l'usanza di brindare alla memoria di Montanelli.
In quel filmato si vede un meraviglioso scambio di opinioni, di cui oggi si sente la mancanza. Parole pacate, cortesi e rispettose, tra due sagaci personaggi agli antipodi, soprattutto politicamente (uno fu partigiano, l'altro fu gambizzato dalle BR), che discutevano di temi che sono ancora di forte attualità e, almeno secondo il mio modesto parere, indovinando quel che accade oggi, dopo più di 10 anni. Persone di idee diversissime che si ascoltano a vicenda, senza trincerarsi nelle proprie posizioni, né rifiutare a priori l'idea opposta alla propria.
L'altro filmato mostra Biagi che intervista Andreotti nei giorni in cui iniziava il suo declino, poco dopo i giorni del "tirare a campare" e l'inizio dei processi. Sebbene il senatore sia agli antipodi rispetto alla mia visione del mondo e della politica, non ho mai negato di stimarlo, come uomo, malgrado i punti oscuri della sua vicenda umana. Come non si può ammirare un uomo di cotanta levatura culturale, storica e di così fine intelletto? Un personaggio che come potere e astuzia non è secondo ai grandi statisti del passato.
Nelle parole scambiate con Biagi si intuisce la differenza tra un grande uomo e le macchiette che oggi siedono in parlamento. Innanzitutto l'educazione di cui fa sfoggia. In secondo punto ciò che dice e come lo dice: penso che un uomo del suo potere avrebbe potuto tranquillamente farsi leggi ad personam e nessuno avrebbe avuto da obiettare, ma uno statista del suo calibro non avrebbe mai pensato di fare una cosa simile, come non insultò i magistrati, né si trincerò dietro l'immunità parlamentare (all'epoca era ancora in vigore, ma lui la rifiutò). Ovviamente, sapeva che non sarebbe mai andato in galera.
Vi invito a leggere l'arringa del suo avvocato, soprattutto i passaggi finali, che da soli giustificano la sentenza.
Tutto ciò per dire cosa?
Vi ho presentato 3 giornalisti che hanno preso delle strade nette nella vita. Uno era di sinistra (definire Biagi comunista mi sembra un improprio), uno democristiano ed uno dichiaratamente fascista. Persone diversissime, accomunate dalla grande cultura, dall'intelligenza e da quei modi di altri tempi che vorrei rivedere, almeno nelle "classi alte". Purtroppo c'era più signorilità in una solo delle loro unghie, che nella somma del parlamento e della televisione.
È così difficile abbandonare i modi da stadio o da reality e riferirsi a questi esempi?


Marco Drvso
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