sabato 27 agosto 2011

Falla di sistema

È più di un mese che non scrivo, sebbene di argomenti da discutere ve ne siano; forse troppi. Ogni volta che ho aperto l'editor, ho richiuso subito, perché qualcosa stonava e mi impediva di scrivere. Un pensiero senza forma che mi disturbava e distraeva, che ieri sera si è, finalmente, materializzato.
C'è qualcosa di profondamente sbagliato su cui si fonda l'umanità.
Lo si vede nelle cose grandi a partire dall'attuale situazione politico-economica mondiale, la delinquenza di alto livello, fino a piccoli eventi di portata meno che locale. Ieri sera ho visto crearsi una folla di curiosi intorno ad un incidente mortale: erano tutti radunati all'incrocio tra via Zurigo e via Bisceglie, per vedere il morto e fotografarlo col cellulare. Sembrava una folla da concerto. Come cazzo sta la gente?
Quel fatto non è molto diverso dal lavoro svolto dai potenti per distruggere lo stato sociale e imporre un nuovo liberismo che serve solo a sostenere un cadavere (il sistema liberistico), a danno del mondo. Guerra, disinformazione, terrorismo, banche, sono la parte più vistosa e discussa di questo sistema malato, che si poggia su quel qualcosa di profondamente sbagliato di cui sopra. Vedo persone che si aggrappano a folli discorsi, vomitando idee e valori che non posso comprendere, ma di cui vedo la follia intrinseca.
Forse sono troppo limitato io e non capisco che quel che conta è la squadra del cuore, il maxitelevisore del cazzo, l'appartenenza a un gruppo da cui farsi addomesticare il cervello, il discutere di efferati fatti di cronaca e andare in pellegrinaggio alla casa del mostro, l'aderire acriticamente a mode preconfezionate, la ricerca del torbido per soddisfare una qualche "perversione da persona per bene", il voler apparire ad ogni costo (meglio se pubblico), etc. Non so.
Forse sono veramente limitato e incapace di comprendere che lo sciopero dei calciatori sia un fatto grave. Nel mio ritardo mentale non capisco che conta trovare il colpevole e non la soluzione e che un nemico contro cui scagliarsi è assolutamente necessario. Sono troppo stupido per capire che conta solo il mio orto e devo farlo crescere a dismisura, calpestando il prossimo e che l'io deve stare prima di tutto. Forse dovrei ascoltare più il mondo e meno l'universo.
Piccola nota: con mondo intendo l'insieme delle dinamiche umane, che è il sottoinsieme malato dell'universo, che rappresenta il tutto (almeno nel nostro continuum, ma qui mi fermo, per non scadere in discorsi filosofici che esulano dal discorso).
Mentre l'universo e parte del mondo mi danno segnali, concordanti, di un certo tipo, larga parte del mondo mi manda segnali opposti. I segnali che non capisco, di cui ho fatto un breve elenco qui sopra.
Giusto poco fa ho sentito la conferenza di un certo ministro che suggerisce di cambia modello di sviluppo, passando dall'industria (lui dice auto) all'economia (eurobond); oltre che assurdo, visto che vuole improntare la crescita del paese su qualcosa che non esiste, è criminale, perché ci condannerà tutti alla dittatura del debito, in un mondo fatto di denaro virtuale che viene scambiato nelle borse.
Ricchezza, potere, fama, in parole semplici controllo sugli altri e venerazione da questi: questo sembra essere il fine ultimo della razza umana.
Delle due fondamentali interazioni umani, collaborare e sottomettere (i più li chiamerebbero amore e sopraffazione; ognuno scelga il termine che preferisce), la seconda ha decisamente preso il sopravvento. Un atteggiamento che non ha riscontro neanche nel mondo animale, secondo il vecchio assioma "cane non mangia cane". Qualcuno obietterò che esistono in natura atti contro la propria specie, ma sono casi limite: qui si parla del sistematico attacco verso i propri simili. Si va dalla impossibilità di molta gente ad avere una relazione, libera da diffidenza (non penso di essere il solo che tra tante partner e amici, si sia fidato ciecamente di pochi), al continuo tentativo di fottere il proprio prossimo, come se fosse necessario per la sopravvivenza.
La domanda è: aveva ragione Plauto (homo homini lupus est) o Seneca (homo sacra res homini est)?
Le leggi di natura, il fatto stesso che esiste una civiltà e certi passaggi storici, mi farebbero pendere per Seneca, ma se valutassi altre parti della storia e considerassi la civiltà non come un aggregazione per guardarsi le spalle a vicenda, ma un susseguirsi di sottomissioni, allora Plauto avrebbe la meglio.
Non sono qui per stabilire chi abbia ragione, né per dare colpe (a questo punto si tende ad additare la società, la televisione, etc). Mi limiterò ad un pensiero.
Dante sosteneva che fatti non fummo a viver come bruti ed io concordo in pieno. Sono dell'opinione che l'umanità, in quanto specie egemone e senziente, abbia il dovere di andare oltre e evolversi verso un livello superiore di etica e comportamento. Abbiamo una falla di sistema che ci portiamo dietro da troppo tempo, una falla che genera mostri. È tempo di porvi rimedio.
Il problema è in noi e in noi risiede la soluzione.
Forse sono solo un pazzo che un domani potrebbe scappare in qualche eremo a vivere di meditazione e del proprio orto, oppure ho visto bene un qualcosa che si percepisce solo con la coda dell'occhio, nascosto tra le ombre e nel rumore di fondo: l'errore di sistema che è dentro di noi.
Se sono solo un pazzo, dimentica quanto ho scritto e prosegui. Se sono riuscito ad instillarti il dubbio: allora siamo 2 pazzi o 2 che si attiveranno per guarire dalla follia del mondo: diventare la pietra filosofale.

Marco Drvso
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