sabato 10 dicembre 2011

4 passi riflettendo

Venerdì mattina, approfittando del ponte (non che ci sia tanto lavoro...) e del blocco della circolazione (inutile, se non si lavano le strade), convinto che ci sarebbe stata poca gente, sono andato al policlinico per la mia donazione trimestrale: solito mezzo litro di sangue.
Abitudine salutare e invito tutti voi a farlo.
Pensavo di impiegare poco, ma ho scoperto che tutti avevamo avuto la stessa magnifica idea... mai vista tanta fila. Completata la prassi, sono andato a salutare la mia tata al lavoro (al comune non hanno fatto il ponte... mi sto ricredendo sugli statali) e, infine, due passi salutari, approfittando del fatto che l'aria puzzava un po' meno.
Ho passeggiato verso il centro, attraversando la Milano rinascimentale, fino in Duomo: magnifico patchwork di stili e epoche. Successivamente, ho attraversato quella neoclassica, fino a piazza affari, in pieno stile fascista, infine giù per via Meravigli, nella Milano romana; tutte vie puntellate di palazzi nuovi e brutti a imperitura memoria delle bombe americane, dei socialisti e degli sciacalli immobiliari, noti come la mafia lombarda. Vagabondare, seguendo i pensieri, attraverso una città che nulla ha di natalizio: negozi vuoti, poche e brutte luminarie, clima mite...
Poi mi sono rotto le balle, ho preso la metrò e sono andato a casa.
Ogni via, palazzo, scultura, angolo, mi ha fornito ispirazione e mi sono pentito di non aver avuto con me da scrivere. Almeno avevo un libro per i momenti passati sui mezzi e in ospedale: Joseito di Dazai Osamu, nell'edizione curata da Mario Scalise.
Bellissimo testo, ma se cercate qualcosa di divertente e frivolo, non leggetelo.
Le vie dietro l'università, fino al Duomo, mi parlavano di un tempo in cui la vita era scandita con tempi ragionevoli. Anni in cui si aveva la coscienza che ogni cosa ha un suo tempo e segue dei cicli precisi, in cui non esisteva la smania del tutto e subito che ci ha condannati alla crisi attuale. Viette romantiche in cui si possono ancora trovare vecchie botteghe (perfino un droghiere), senza gettarsi in un supermercato o in quelle mostruose cattedrali del commercio. Vicoli in cui l'umanità cammina e vive da secoli. Senza la puzza di suv e affini, si sentiva quella dei secoli.
Ogni pietra raccontava qualcosa. Momenti, idee, allegorie, di epoche passate e presenti che ho imparato, almeno in parte, a decifrare e godere. Purtroppo, solo in parte.
Le statue sul Duomo, le allegorie della galleria, con i suoi fregi liberty, i bassorilievi zodiacali in piazza affari, le selciate, le forme fantasiose dei balconi, i fregi sulle chiavi di volta, fino ad arrivare a sassi mal squadrati che spuntano da dell'antico intonaco, a ricordarci di quando un muratore dovette sistemare un muro, con quello che aveva a disposizione.
Mi ha colpito la statua di Cattelan che a ben vedere è diversa da quel che dicono molti. Mi sono soffermato a guardarla, perché un gruppo di ragazzi la stava fotografando, facendo attenzione che si leggesse la scritta borsa, sul palazzo retrostante. La mano, in realtà, fa il saluto romano, lo si vede dalla posizione delle dita troncate, specialmente del pollice. La cosa più divertente, considerato quel che dice la gente, è che non fa il dito alla borsa, ma al resto del mondo. Alla luce di quanto accade nel mondo, vien da ridere amaramente.
Purtroppo, sono sempre più visibili i segni del dissesto economico di questo paese. Vetrine chiuse, striscioni fuori dalle aziende e gente che ha un'espressione preoccupata. Il fatto che il petrolchimico veneto, il navale ligure, il tessile lombardo e altre realtà che hanno rappresentato la spina dorsale dell'economia italiana, siano in crisi e si parli di chiusure (oltre a quelle già avvenute), sono questioni preoccupanti per tutti e quando il problema lambisce il centro della città più ricca d'Italia, significa che siamo veramente alle cozze.
C'è da riconoscere una cosa: quelle mura, stratificazioni di secoli, erano lì a ricordare che per quanto sia dura la situazione, ne usciamo sempre (purtroppo non indenni).
Tra tanti pensieri sono arrivato a casa e subito mi sono rovinato lo stato di grazia della passeggiata. Per quanto possa apparire folle, non c'è nulla che mi rilassi di più di farmi un paio d'ore di passeggiata, anche pensando a cose negative. Certe notizie di cronaca di questi giorni hanno dilatato la gestazione di questo post e di un altro che sto scrivendo da un po'.
Due fatti, sopra tutti, mi stanno dando da pensare, perché sintomatici di una situazione gravissima, che monta all'oscuro e si alimenta da sola, come la brace sotto la cenere, cui basta un attimo per trasformarsi in incendio. Uno è il pacco ad equitalia, l'altra è il fattaccio di Torino.
Se cercate parole di conforto verso quel tizio che ha rimesso una falange, cascate male: io detesto i vessatori e gli strozzini. La cronaca ci mostra come questi che si fanno chiamare servitori dello stato, non siano altro che strozzini, capaci di farsi grossi coi piccoli e ignorare i potenti. I servitori dello stato sono ben altri.
La questione che mi fa pensare, è un'altra: se si è arrivati ai pacchi bomba, significa che la situazione è molto più grave di quel che sembra. Ho sentito alcuni, come me, che hanno contestato i modi (la violenza non è mai una soluzione), ma nessuno che abbia avuto parole di misericordia per quel tizio o piena condanna per gli autori. Esiste un problema equitalia, cui lo stato non pone rimedio, e la gente esasperata passa alle maniere sbagliate. Parlando con tanta gente, ho constatato che la quasi totalità è disposta ad unirsi alla folla inferocita, il giorno che andranno a sfasciare le sedi di quegli strozzini. Non sono buoni segnali, anzi. La gente sta raggiungendo il punto di saturazione, cui segue quello di rottura, con le ovvie conseguenze.
Altra questione su cui riflettere è quella di Torino. In sintesi: ragazzina di una famiglia bigotta (che a quanto pare la fa sottoporre a test per garantirne la verginità..................), ha il suo primo rapporto, ma per paura di essere sgamata da quei genialoidi dei suoi genitori, dichiara di essere stata violentata e addita il colpevole più semplice: i rom. Segue pogrom.
Anche in questo caso è bene non fermarsi al semplice fatto di cronaca, ma andare più in fondo. La comunità rom non è benvista per le più disparate ragioni. Si parte dal comune razzismo, fino a questioni legate alla delinquenza, sempre ben in vista nei telegiornali. Esiste un problema rom, è inutile negarlo: persone che hanno uno stile di vita difficilmente conformabile al nostro, su cui esistono leggende di ogni genere, alcuni dei quali hanno comportamenti deprecabili (come quello che ha provato ad entrarmi in casa; ci ha provato anche un italiano, ma i miei cani, in entrambe le occasioni, si sono divertiti molto). L'accusa più grave è quella di fare quel che vogliono ed essere lasciati liberi di farlo.
Ora dirò una santa verità: in questo paese la maggior parte delle persone fa il cazzo che vuole e lo stato lascia fare, arrestando solo ladri di polli e applicando la certezza della pena al solo divieto di sosta.
In questi anni si è montata la questione rom, per nascondere questioni più gravi e quel pogrom ne è stato la conseguenza. La questione della ragazzina è stata solo la scintilla.
In sintesi: abbiamo situazioni di vessazione da parte dello stato, sbagliati sistemi di rivalsa del cittadino, odio etnico, ignoranza religiosa, giusto per descrivere gli ingredienti principali della ricetta. Immagini e scene che le pietre di cui parlavo prima hanno memoria. La torre romana dietro il museo archeologico, ricorda le lotte religiose della Milano imperiale (prima contro i cristiani, poi contro i pagani e le altre confessioni) e della rivolta che fece Martino di Tours contro l'esoso fisco romano. Quelle rinascimentali ricordano la caccia agli untori e le lotte tra gli stati italiani, quelle neoclassiche ricordano la cacciata dello straniero e le prime lotte sociali, quelle fasciste narrano la difesa della razza e le questioni del regime, quelle sventrate rimandano alla guerra, i palazzi degli anni '60 ci narrano quando il nemico era il terrone. Tutte ci dicono che c'è sempre uno stato padrone, con le sue caste, che vessa il popolo, insieme a personaggi deprecabili (dai bravi ai mafiosi il passo è breve) e un nemico costruito ad oc, per distrarre l'opinione pubblica: un popolo sempre diviso, incapace di marciare unito verso un ideale altissimo, per edificare un mondo migliore.
Chissà cosa diranno le nostre pietre...
Marco Drvso
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