giovedì 26 aprile 2012

Storie di altri tempi e altri mondi

Sto seguendo con attenzione il lento sgretolarsi di quella che poteva essere una buona idea, ma purtroppo è stata messa in mano alle persone sbagliate e fatta crescere con principi folli. Mi riferisco, ovviamente, alla Unione Europea.
Nel leggere di queste vicende, non posso evitare di riflettere su altre storie, avvenute in tempi passati e in quelli che potremmo definire altri mondi, per le molte differenze socio-culturali, scientifiche, morali, etc. Unico filo comune di tutte le vicende è la natura umana. Cambiano i tempi e i luoghi, ma l'essere umano è sempre uguale a se stesso.
La storia ci insegna che gli ideali che spingono le persone sono diversi e, in maniera tremendamente semplicistica, si possono dividere in 3 categorie: quelli che volgono lo sguardo al proprio orto, quelli volgono lo sguardo alla terra e quelli che lo volgono al cielo. Ovvero: chi pensa a sé, chi pensa al mondo che lo circonda e chi punta al proprio grande obiettivo. Ognuna delle categorie contiene persone giuste ed emeriti delinquenti, in base a come hanno scelto di spendere il proprio transito terreno.
Una storia interessante, ambientata nel periodo Kofun (periodo dei grandi tumuli, così ricordato per i colossali tumuli funebri, dell'era Yamato), ci è tramandata dagli antichi testi giapponesi.
Si narra del semi-leggendario Ōjin Tennō 応神天皇 (le fonti storiografiche si basano sugli antichi testi giapponesi, viziati da una sana dose di agiografia e mitologia), valente militare, accorto uomo politico e attento studioso. Si narra che fu concepito, praticamente, sul campo di battaglia, durante uno dei tanti tentativi di invadere la Corea e partorito in Giappone, quando la madre rientrò in patria. Ōjin Tennō era un uomo che guardava la cielo.
Grande combattente, si occupò anche di diffondere la cultura cinese a corte e si prodigò nell'organizzazione dello stato. Aveva un obiettivo e puntava alla grandezza del regno di Yamato.
Di lui si parla come di un grande uomo che seppe ben governare e fu il primo servitore dello stato. Alla sua morte fu divinizzato e, tutt'ora, è una della divinità più importanti del pantheon shintoista: Hachiman 八幡神 (che non è il nome di un supereroe), il kami della guerra, protettore del Giappone, dei contadini, dei pescatori e nume tutelare della famiglia Minamoto.
Più interessante, però, è la vicenda di suo figlio e successore: Nintoku Tennō 仁徳天皇.
Il mito narra che un giorno, dopo alcuni anni di regno, si recò su una collina ad ammirare il suo regno e quel che vide non gli piacque: dai camini non usciva fumo. Le spese sostenute per la costruzione della nuova capitale (era usanza cambiare capitale ad ogni nuovo imperatore), quelle sostenute dal padre per riorganizzare l'esercito, costruire templi, etc, e la carestia (sfiga su sfiga), avevano affamato il suo popolo.
Nintoku Tennō, al contrario del padre, guardava alla terra.
Ordinò che non venissero più riscosse le tasse, né si impegnassero i contadini nella corvée a palazzo, finché i camini non avessero ricominciato a sbuffare il fumo. Non fu il classico editto di facciata, per guadagnarsi l'amore della gente; non gli serviva. L'imperatore, oltre che divino, è il simbolo del paese: motivo per cui la dinastia è arrivata "intatta" ad oggi.
Lasciò che il palazzo imperiale e i templi andassero in decadenza, soffrendo in prima persona gli stenti del suo popolo. Si narra di tetti sfondati dalla neve e intere ali abbandonate all'incuria e all'umidità, per risparmiare sui costi di gestione del palazzo. Solo quando i camini tornarono a fumare, riportò la situazione alla normalità, chiedendo le giuste tasse (senza chiedere gli arretrati!), fece riparare il palazzo e i templi e riattivò l'esercito.
Alla sua morte, gli fu costruito il più grande Kofun della storia, a Sakai, di cui vi linko l'immagine da wikipedia. Per la cronaca: è la più vasta opera funeraria della storia umana, più grande della Grande Piramide.
Uno guardava al cielo, aveva una idea; purtroppo non ha guardato su cosa camminava. Ho idea che quella grave carestia sia stata la vera causa dello spegnimento dei camini (si parla di un paese assolutamente rurale). La mancanza di scorte, per le cause di cui sopra, è stata solo una aggravante.
L'altro guardava alla terra, ma se non si fosse trovato su un arcipelago protetto dal kamikaze, la sua buona volontà avrebbe provocato la fine del suo regno, a favore di un qualche invasore straniero.
In entrambi i casi si parla di persone in buona fede che perseguivano un'idea, per il bene collettivo e per questo vanno rispettate, anche se non si condividesse il loro pensiero.
La soluzione di Nintoku Tennō non è certamente applicabile alla situazione attuale. Sono troppe le differenze tra un regno antico e una moderna repubblica, ma potrebbe essere un buon insegnamento per quegli ingordi che potrebbero rinunciare a mangiare, per salvare tutta la baracca.
Il problema attuale è la gente che guarda al proprio orto. Finché lo si fa come il Candido di Voltaire, ovvero curarsi dei propri affari, senza danneggiare il prossimo, cercando una certa serenità, può essere uno stile di vita assolutamente rispettabile e auspicabile. Il problema è che siamo in mano a gente che cura il proprio orto, a danno di quelli altrui.
Chi comanda l'eurobaracca è un insieme di ingordi e di ottusi che per aumentare il proprio potere o per non dover ammettere che il paradigma su cui basa il proprio pensiero altro non è che follia, ci sta conducendo nel baratro. Se almeno lo facessero mossi da un ideale, li si potrebbe contestare con il rispetto dovuto a chi ha una idea (per quanto folle) e la persegue, ma per quel che vedo: è solo pancia e paraocchi...


Marco Drvso
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