giovedì 17 luglio 2008

Testamento biologico

Con interesse crescente, sto seguendo la questione di Eluana Englaro. Oltre all'italica morbosità, mi spinge un genuino interesse verso una battaglia che potrebbe risultare epocale, a patto che all'estero (leggasi vaticano) si facciano gli affari loro.
Concordo con il dovere di tutelare la vita, ma a tutto c'è un limite. Quella ragazza è praticamente morta da 16 anni. Un corpo inerte (praticamente un vegetale umano) mantenuto in vita tramite macchinari, a mio avviso, non è considerabile pienamente vivo. La sua esistenza non è garantita dalle leggi della biologia, ma da quelle dell'ingegneria che costringono un corpo, ormai privato dell'essenza, a vegetare su un letto. Cure inutili ad un soggetto che non ne trae giovamento, mi risulta siano etichettate come accanimento terapeutico.
Dietro alla cristiana volontà di salvaguardare la vita espressa dalla CEI &co c'è molto di più. Quanto vale una paziente in quello stato, per un ospedale. 16 anni di morte cerebrale saranno costati alla cittadinanza, tramite rimborsi asl, svariate decine di migliaia di euro (mi sto contenendo con la stima, realisticamente aggiungerei almeno un altro paio di zero). Denari che vanno ad ingrassare una struttura di pie suore (conflitto di interessi?).
Il padre ha tutto il diritto di pretendere che la figlia abbia, finalmente, il diritto alla morte definitiva e Betori, Ruini, Ferrara, etc sono gentilmente pregati di farsi gli affari loro!
Simile ragionamento vale per tutte quelle persone, in condizioni disperate, costrette a trattamenti medici, spesso dolorosi. Gli sia garantito il sacrosanto diritto di morire, se lo richiedono. Con questo non voglio legittimare o incentivare il suicidio, mi riferisco alla concessione a malati terminali di poter decidere cosa fare della propria esistenza, una volta giunti ad una certa degenerazione della malattia. Emblematico è il caso Welby: tenerlo in vita equivaleva a condannarlo alla tortura.
Spero che in questo paese vengano presto approvate leggi che concedano l'eutanasia ed entri, finalmente, in vigore il testamento biologico. Ogni cittadino deve avere il diritto di stabilire cosa fare del suo corpo, una volta che la mente lo ha abbandonato.
Per quanto mi concerne (lo metto in rete, così ci sono testimoni), dichiaro questa volontà: nel caso mi trovassi in stato vegetativo o incapace di connettere e la mia esistenza fosse garantita da soli macchinari: staccate la spina.

Drvso
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