domenica 25 aprile 2010

Cammini

Inizialmente, la mia intenzione era intitolare il post "dou!" (si legge doo) giocando sulla famosa espressione di Homer Simpson, ma quel punto esclamativo era totalmente fuori luogo.
Il dou (o tou) cui mi riferisco è è il suffiso giapponese che indica il cammino, la via, la lettura on dell'ideogramma michi , che significa strada.
Di cammini, provenienti dall'oriente, ve ne sono tanti e noti, di cui cito i più famosi 仏道 (butsudo, la via del Buddha), 柔道 (judo, la via della gentilezza/adattabilità/cedevolezza), 神道 (shinto, la via degli dei), 茶道 (chado, la via del the), 合気道 (aikido, la via dell'unione con lo spirito), 武士道 (bushido, via del guerriero - via del samurai).
Dichiaro fin d'ora che la traslitterazione in caratteri romani non è stata operata con la dovuta precisione; ho preferito salvare la pronuncia all'italiana.
Come è facile riconoscere, tra i cammini vi sono religioni, codici etici, scuole di arti marziali e discipline filosofiche. In occidente questa classificazione avrebbe senso, ma nell'oriente politeista del grande tutto, sono solo distinzioni accademiche. Lo zen, ad esempio, è una scuola buddista, senza la quale non esisterebbe la cerimonia del the e un sacco di altri dou.
Questo è ciò che ho sempre amato nelle discipline orientali e ho ritrovato in quelle scientifiche: non esistono nette divisioni tra aree, perché il mondo è uno. Come non si può scindere lo judo dal buddismo, non si possono separare la medicina dalla chimica, malgrado un judoca non sia un monaco e un chimico non sia un medico.
In italiano si potrebbe tradurre con il suffisso -ISMO (o -esimo), ma sarebbe una traduzione esclusivamente pratica che a livello sintattico non avrebbe senso. Prendiamo i termini Butsudo e Buddismo: in italiano si parla della dottrina del Buddha, in giapponese si intende il cammino di Buddha. Una cosa è abbracciare la dottrina ideata da un uomo, un'altra è seguire il cammino che ha indicato.
So bene che quanto appena espresso è apparentemente macchinoso, quasi un esercizio di stile nell'arte della masturbazione mentale, quindi tenterò un paragone inappropriato che, però, rende l'idea: i culti orientali e le religioni abramitiche. Nel primo caso si parla di scuole di pensiero che coesistono tranquillamente e possono integrarsi l'un l'altra. Lao Tse, Confucio (non so se sia possibile considerare il confucianesimo una religione), Gautama, Daruma, tanto per citare qualcuno, hanno mostrato cammini filosofici in cui la liturgia, l'ortodossia e simili giocano un ruolo assolutamente marginale. I maestri hanno indicato un modo, una via, per raggiungere uno scopo. Nel caso di ebraismo, cristianesimo e islam, invece, si chiede l'adesione totale alle verità dogmatiche espresse dalla parola rivelata di Dio, tramite i suoi profeti.
Si possono confrontare i dou con gli ismi in tanti campi. Dalla politica all'etica, il discorso non cambia. In particolare, nel nostro mondo che si regge sul peggiore degli ismi, l'assolutismo, la possibilità di contaminare le scuole di pensiero può risultare come una blasfema fuga dall'ortodossia da punire (si vedano i molti, troppi, esempi nella politica), anziché una naturale evoluzione.
In sintesi: lo scopo è giungere alla vetta di un monte, ma i modi sono molteplici. Si può scegliere di seguire alla lettera il cammino di uno o adattarlo al proprio modo di scalare. Questo differenzia il dou all'ismo e mi fa amare la cultura orientale.
Con questo non millanto la superiorità di una cultura su un'altra, né voglio dipingere l'oriente come una specie di Eden intellettuale. Anche lì ci sono il fanatismo, l'ortodossia e tutti quei fenomeni che fanno passare la voglia di essere umani. Si pensi alle persecuzioni religiose del periodo Tokugawa, alla visione delirante dello shintoismo di stato (in questo caso ismo è perfetto) che ha codificato e rovinato l'unica tradizione animista presente tra i paesi industrializzati o alla proverbiale litigiosità tra le varie scuole buddiste (mi è giunta l'eco di discussioni così animate da sembrare la celebre disputa dei Monzoni tra plutonisti e nettunisti; roba da geologi).
Tante volte mi piace immaginare cosa sarebbe successo se personaggi come Socrate e Leonardo avessero avuto contatti con l'oriente e mi convinco sempre più che solo tramite l'incontro tra i popoli, lo studio e la diffusione delle idee, si possono eliminare tutti quei difetti cronici delle società umane.

Marco Drvso
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