domenica 18 aprile 2010

Il nuovo leader

Dieci anni fa, quel che sto per scrivere, mi sarebbe valsa la nomea di squilibrato....
Viviamo in anni strani, in cui l'identità politica si è persa o, peggio, ha assunto le tinte del tifo da stadio. Anni in cui discuterne può portare solo a due risultati possibili: o un sano e rarissimo confronto di idee, oppure un muro contro muro, tra persone incapaci di guardare ad un millimetro dal proprio naso. Ottusi, ignoranti, brevimiranti, sono gli elettori italici, forse tutto il paese sta scadendo in questo sistema fatto di cieco individualismo. Partendo dalla situazione attuale, ho cercato di ipotizzare una possibile rinascita per questo disastrato paese, soprattutto per i suoi cittadini.
Per prima cosa bisognerebbe aumentare la cultura, rivedendo i palinsesti televisivi e la scuola, successivamente eliminare l'attuale classe politica, almeno il gotha, partendo da D'Alema e Berlusconi e rifondare il parlamento con volti nuovi e credibili.
Per fare ciò, ho idea che serva un uomo di destra che catalizzi le forze del dissenso italiano. Non un ducetto o simili che guidi le italiche forze, penso a un ideologo che indichi la direzione alle masse. Serve qualcuno che riproponga un'idea di stato socialisteggiante, in un'ottica di sano individualismo unito a qualcosa che si è perso: l'identità di popolo.
Premesso che la mia idea di identità di popolo non si basa su fattori etnico/somatici, ma esclusivamente culturali. Parli italiano, ti senti parte della storia italiana, sei nato (preferibilmente) in Italia, senti l'Italia come tuo paese e gli italiani come tua famiglia: allora sei italiano, anche se hai la pelle verde, le antenne e i tuoi genitori sono di Marte.
Per quanto riguarda la definizione di individualismo e identità di popolo, rimando a un testo di Natsume Soseki, tradotto in inglese con il titolo "My individualism" (の). Purtroppo non ne esiste la versione italiana. Prendo a spunto questo libro per due semplici ragioni: la prima è legata alla assoluta sensatezza delle tesi esposte e al modo in cui sono esposte. La seconda è raffinata, per palati avvezzi a tali sfumature di gusto: chi lo scrive non proviene dall'occidente individualista di matrice monoteista e filosoficamente proiettato all'uno, bensì dall'oriente politeista del tutto, in cui il se è annichilito nel collettivo. Ciò rende il punto di vista dell'autore ben più interessante.

Se vi sta sorgendo il dubbio che stia parlando di una nuova forma di nazionalsocialismo, non siete totalmente in errore.
Ho più volte scritto della necessità che i settori strategici siano nelle mani dello stato, altro che il liberismo spinto thatcheriano (o della vecchia troia, come ho sentito appellare tale corrente ideologica) che ha fatto sì che l'Italia perdesse il poco di sovranità che le restasse; di ciò ringraziamo sempre quei grandissimi figli di meretrice che parteciparono a una certa riunione sul Britannia. Altresì ho in odio il meme "siamo in Italia" che tanto contribuisce alla demoralizzazione del popolo, con relativo affossamento del paese. In questa ottica definisco la mia idea nazionalsocialista, pur prendendo le distanze dal Duce e da quel mentecatto del tedesco. Statalizzazione dei settori strategici, difesa della dignità del lavoro e ripristino dell'amor patrio, sono gli ingredienti principali.
Non mi soffermerò a parlarne dettagliatamente, perché vorrei che foste voi a comprendere le ragioni per cui ho a cuore questi temi e li consideri fondamentali per la rinascita del paese, fermo restando quanto ho scritto sopra sulla mia idea di italianità.
Ovviamente, amor patrio significa non evadere il fisco, trattare la cosa pubblica con il rispetto che merita e denunciare chi commette reato. Amor patrio è anche il mostrare il peggio del paese, deplorandolo e cercandovi soluzione, al contrario di chi dice che certe cose andrebbero taciute.

Per queste ragioni ho idea che il catalizzatore debba essere di destra. Perché solo un uomo di destra ha il bagaglio culturale adatto per parlare di patria, naturalmente allontanandosi dalle idee del XX secolo: una destra rivoluzionaria non di stampo fascista. A questo va aggiunta l'ormai impresentabilità della gente di sinistra, fin troppo rappresentativi dei radicalchic fancazzisti che non sanno cosa sia lavorare: la gente che ha ucciso il pci e la tradizione sinistrorsa italiana.
A pensarci, esiste questa persona. Una persona capace di aprire gli occhi e vedere il mondo come è realmente. Capace di provare ancora sentimento verso la propria gente. Capace di riconoscere i falsi miti liberisti del secolo scorso. Capace di vedere la giusta direzione da intraprendere. Capace di assumere le proprie responsabilità e cambiare il proprio piccolo angolo di mondo. Capace di prendere ciò che è buono e compatibile dalla destra e dalla sinistra. Una persona che sappia cosa sia lavorare e fare sacrifici ed abbia ancora la volontà e la forza interiore di provarci.
Molti avranno pensato a Fini, ma sbagliano.
Quella persona è davanti agli occhi di molti, quando la mattina guardano lo specchio. È la maggioranza silenziosa dell'Italia che lavora e si informa. Quella maggioranza che non vive per la partita, i reality e altre sciocchezza. L'Italia che esiste, ma non fa notizia. Un'Italia che non ha nulla da invidiare ad altri paesi ed ha molto da insegnare.
È questa l'Italia migliore, un po' rossa e un po' nera, che tutte le mattine si alza e cerca di fare qualcosa della sua giornata, migliorando il proprio angolo di mondo.
L'Italia non è fatta solo da decerebrati da stadio, idioti da tv, ladri, mafiosi, etc, ci sono ma si possono isolare e relegare a un ambito ristretto, per il bene comune.
È tempo che l'Italia buona si faccia sentire.

Marco Drvso

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