lunedì 28 novembre 2011

Polveri sotti e uova di Colombo

Sempre più spesso di domando: ci sono o ci fanno?
Come ogni anno, puntuale come come le tasse, arriva "l'emergenza" polveri sottili a Milano. Situazione talmente emergenziale, che ricorda quella della spazzatura a Napoli...
Risparmierò ogni commento sui geniali prepuzi che si sono susseguiti negli anni e sulle genialate, a loro immagine e somiglianza, che hanno saputo partorire, per non combinare nulla di utile.
Analizziamo il problema. Nell'aria c'è una quantità di polveri che supera di molto il limite imposto per legge: smog. L'aria è polverosa, ma quella che interessa a noi è la polvere con una pezzatura media di 10 micron, il famigerato pm10. Preoccupante, perché può entrare nei tessuti, attraverso i bronchi e provocare patologie varie ed eventuali.
Come ho già avuto modo di scrivere, qui, la polvere è un concetto quasi karmico: ogni nostra azione produce polvere.
Polvere che si forma per via naturale o antropica, la cui pezzatura raggiunge la dimensione incriminata a causa di sollecitazioni meccaniche (ad esempio il calpestio e il vento), deterioramento chimico o produzione diretta. Per quanto possa parere assurdo, è il prodotto di una ottima combustione, come quella che avviene nei catalizzatori delle macchine.
Le fonti naturali sono da ricercarsi, ad esempio, nei vulcani, nell'erosione del suolo (in situ e alloctona) e nel deterioramento dei tessuti animali e vegetali. Nel caso dei tessuti umani, parlo di pelle morta, forfora, pelo e tutto quel che il nostro corpo rilascia, ivi comprese le particelle presenti nelle scoregge (spero che a nessun politico venga in mente di ficcarci un catalizzatore nel culo).
Nel caso di produzione antropica, c'è da sbizzarrirsi. Partirei da combustioni varie, ivi compresi riscaldamento e autotrazione (notare che molti stabili pubblici sono, ancora, scaldati a gasolio, in barba alle normative). Chi ha una trentina d'anni e più, ricorderà i muri neri, a causa della pessima combustione dei vecchi motori, superata dall'introduzione del catalizzatore. Polveri spesse e, sebbene dannose, non entravano in circolo nel sangue. Non sto dicendo di togliere il catalizzatore! Erano polveri spesse, ma più nocive, perché contenevano alte percentuali di incombusti.
Altre fonti non irrilevanti di polvere, di cui non si fa menzione, sono i palazzi e le strade, nella loro lenta degradazione, specialmente quelli di nuova costruzione (il cemento si sgretola molto più rapidamente dei mattoni), soprattutto se edificati in appalto, da personaggi poco raccomandabili (gli stessi che fanno le grandi opere e poi ci troviamo con il sottopasso della fiera nuova che imbarca acqua anche durante la siccità; chi non ci crede, vada a fare un giro a Rho). Edifici e strade sono fonte di polvere anche durante la costruzione e il polverone alzato dai cantieri è sotto gli occhi di tutti.
Quali siano le cause dirette o indirette, c'è un problema di polveri.
Il sistema che il comune adotta da quando posso ricordare è sempre il medesimo: restrizioni al traffico. Talvolta con provvedimenti al limite del ridicolo.
Da qualche anno si bloccano i mezzi ritenuti più inquinanti, cioè che non soddisfano certi requisiti. Nessuno, però, mi ha ancora saputo spiegare in base a quale legge divina una panda750 euro1, che fa circa 20Km con 1l di carburante, debba risultare più inquinante di una Cayenne da 4500cc euro5, che beve come un piroscafo. Di certo migliora la qualità dell'inquinante, ma la quantità è molto maggiore. Inoltre, di mezzi datati ne restano così pochi che limitarne l'uso sarebbe inutile.
Si potrebbe e dovrebbe potenziare il servizio pubblico, comunale e regionale, incentivando le persone a lasciare a casa l'auto.
Per quanto concerne il traffico commerciale, targhe alterne e blocco di date categorie di mezzi, avrebbe il solo risultato di tagliare le gambe ai piccoli corrieri. Fermare gli euro3 significa fermare un sacco di piccole aziende, già segnate dalla crisi (concordo con il fermare certe vaporiere, risalenti agli anni '80). Prima che me lo si faccia notare, dichiaro il mio conflitto di interessi, nello scrivere queste parole: ho una ditta di trasporti. Sarebbe sensato, se non si vuole incentivare con aiuti il cambio del parco mezzi (c'è crisi e il lavoro è poco e discontinuo: in pochi avrebbero il coraggio e la forza di sobbarcarsi una spesa da 40000€), si potrebbero organizzare orari di transito. In pratica: chiudere al traffico commerciale l'area dei bastioni, dalle 7:30 alle 19:30 e concentrare quel traffico nelle restanti ore, affinché non si creino problemi di saturazione delle strade (meno mezzi in coda equivale a meno inquinamento) e dei parcheggi e, grazie al via vai di mezzi, garantire presenza umana in centro; salvo Brera, Colonne e pochi altri posti, le zone centrali, la sera, sono praticamente abbandonate. Si potrebbe obiettare che così si rischia di aumentare i costi per aziende e negozi, ma la maggior mobilità ridurrebbe i tempi di movimento e le operazioni di carico e scarico i costi per avere qualcuno ad attendere il corriere impatterebbero meno di un aumento del costo di trasporto, per la sostituzione dei mezzi, l'ecopass, i tagliandi di sosta, etc.
Per quanto concerne il traffico privato: sono favorevolissimo all'ecopass per tutti (ovviamente, a patto che la copertura dei mezzi pubblici sia adeguata).
Così, però, abbiamo risolto in parte uno dei problemi di emissione. Sarebbe buona cosa limitare le emissioni dei cantieri e attuare una buona campagna di pulizia della città.
Limitare le emissioni, senza abbattere le polveri, è inutile.
Le polveri si depositano al suolo e tornano in sospensione a causa del moto delle persone e dei veicoli. Bisogna evitarlo. Un buon sistema sarebbe tenere pulite le strade.
Io sono in giro tutto il giorno e vedo i mucchi di polvere che si accumulano sulla strada. Per eliminarli, basterebbe mandare in giro dei camion cisterna che gettino acqua; che scorrendo porti via la polvere. Acqua non potabile, ovviamente, che potrebbe essere pescata dalle falde superficiali, dai navigli o dai fossi (buona parte della vecchia rete di canali esiste ancora e riattivarla non richiederebbe una spesa eccessiva). Ogni mattina, mandare in giro le cisterne a lavare le strade, abbatterebbe le polveri, perché elimineremmo quelle depositate, prima che tornino in sospensione. Nelle giornate con le temperature più rigide, onde evitare che la strada ghiacci, si potrebbe utilizzare una soluzione salina o alcolica. Se la strada è pulita, si evita anche il problema della viscosità che si presenta quando inizia a piovere (di fatto sono le polveri accumulate che creano il paciocco viscido, causa di molti incidenti). Oltre a lavare queste superfici di captazione delle polveri, se ne potrebbero aggiungere: gli alberi.
Le foglie sono ottime superfici di captazione, con il vantaggio che si rinnovano automaticamente. L'unico onere sarebbe rimuoverle quando cadono, come già si fa in molte aree della città.
Mezzi pubblici, traffico organizzato a orari (almeno in certe aree), rimozione delle polveri tramite pulizia delle superfici stradali e aumento di quelle fogliari, potrebbero portare risultati nel breve termine. I costi di tali operazioni potrebbero essere inferiori a quelli delle multe (fossi io a gestire la baracca, partirei con un budget pari al costo sostenuto per pagare le multe nell'anno precedente).
Fatto ciò, si può iniziare a pensare ad una campagna per introdurre nuovi sistemi, come le pannellature solari sui tetti, utili a produrre energia per alimentare riscaldamenti elettrici che funzionino in sinergia con quelli a gas, impiantare pompe di calore che sfruttino la circolazione d'aria nel terreno, come si fa nel nord Europa (Leonardo aveva progettato un sistema che sfruttava il naviglio come pompa di calore). In parole semplici: apportare i miglioramenti tecnologici e strutturali, necessari alla città. In parole ancor più semplici: far girare l'economia.
Fino ad oggi, le soluzioni adottate sono state sempre e solo dei palliativi e elle che sta proponendo la nuova giunta non sono migliori di quelle delle giunte precedenti. Il problema può essere risolto, a patto di volerlo.


Marco Drvso
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