martedì 20 dicembre 2011

Storie e mondi

In questi giorni sono stato oberato di lavoro e altre faccende, senza quel minuto di utile solitudine da dedicare a faccende private, ma la notte è sempre mia e la sfrutto per cose più alte. La notte non si ha possibilità di grossi scambi tra persone, ma permette di usare il proprio tempo per leggere, approfondire e elaborare quanto si è visto nel giorno.
Il Sole illumina e la Luna riflette.

Quel che vedo è tremendo. Fino a pochi mesi fa, capitava di vedere le bandiere sindacali solo nelle aree industriali, adesso sono ovunque. Ognuna di quelle bandiere, è almeno un posto di lavoro perso, una famiglia in difficoltà, al cospetto di uno stato distratto. Diretta conseguenza sono i parcheggi vuoti dei centri commerciali: uno dei miei personali indicatori di crisi.
Vedo persone perse e preoccupate, con occhi che ricordo di aver visto solo in vecchi filmati in bianco e nero e tutto ciò mi preoccupa e rattristisce.
Durante le riflessioni notturne sulla situazione, grato di essere tornato stanco per il troppo lavoro (mi piacerebbe che tali giorni non fossero una eccezione, come sta accadendo da un po'), mi sono perso in 3 storie. Starship troopers di Heinlein (tanto bello il libro, quanto osceno il film), Joseito di Dazai e La storia d'Italia di Montanelli. Due sono romanzi, l'altra è cruda cronaca.
Cosa hanno in comune un romanzo di fantascienza, narrato attraverso gli occhi di un giovane fante spaziale nella versione egalitaria di Sparta, le riflessioni di una studentessa (scritte sulla falsa riga di un diario giunto all'autore, in cui l'autore spiega il suo mondo interiore e i disagi che lo hanno condotto a cercare la morte), vissuta poco prima della guerra e le vicende dell'Italia e degli italiani, visti e narrati attraverso gli occhi raffinati e con la lingua tagliente e obiettiva di Montanelli?
Apparentemente nulla. Persino gli autori sono quanto di più distante ci possa essere, nel campionario umano. In realtà c'è qualcosa di grandioso che accomuna queste 3 letture (in verità, quella di Montanelli è una serie di interviste video): una visione della condizione umana e del suo rapporto con la vita e le avversità. Se mi si concede una battuta: hanno in comune di essere letture che mi sono cadute in braccio, al momento giusto.
La studentessa di Dazai e il fante Rico, rappresentano i dilemmi giovanili, nel momento in cui ci si approccia alla vita. Credo di essere stato una via di mezzo tra i due. La prima persa in paranoie esistenziale e nell'incapacità di sfondare il guscio che le impedisce ogni forma di relazione e vita reale, il secondo in bilico tra quel che vuole e lo svolgersi di eventi più grandi di lui, con l'ombra del suo maestro e del suo passato. Entrambi sono persi nelle loro paure e nelle dinamiche del loro mondo, in una ricerca interiore continua, il cui risultato porterà lei al suicidio e lui alla morte nella battaglia decisiva (non è scritto, ma lo si intuisce), nel tentativo di dare un senso al proprio fato. Una sceglie di abbandonare un mondo in cui non può vivere e l'altro si lancia in battaglia, fedele alla scelta presa. Quel che conta è il fatto che una subisce, l'altro agisce; una non ha mai vissuto, l'altro era vivo un secondo prima di morire.
In questo si inserisce la cronistoria italiana dalla fine del fascismo a una decina d'anni fa. Si parla di molti periodi terribili e alcuni piacevoli, durante i quali hanno vissuto queste due tipologie di umani: chi subisce e chi agisce. Nei tempi passati, l'Italia si è sempre rialzata dopo le grandi batoste, ma oggi non vedo quello spirito. Sebbene si parli di personaggi di grande rilievo, è impossibile non vedere la gente comune, nello sfondo delle vicende.
Vedo in giro un senso di rassegnazione che non ha nulla a che vedere con lo spirito italiano e ricorda tanto quella studentessa paranoica, in attesa del suicidio. Sento tanta critica e poca azione (e nel nostro piccolo si può fare molto). Vedo una diffusa sfiducia nel mondo circostante, che non può portare buoni frutti, eppure abbiamo visto momenti ben più neri. Malgrado ciò, c'è ancora una fetta, seppur piccola ma significativa, della popolazione che si sta attivando. Non parlo di puttanate tipo spaccare tutto, manifestare o altro: attivarsi nel senso di darsi da fare e farsi trovare pronti quando la situazione muterà. Due facce della popolazione, che partono da situazioni similari, che come i personaggi di prima affrontano la questione in maniera diametralmente opposta.
Ed ecco convergere le tre storie: due possibili stati d'animo, con relativi possibili scenari. Si potrebbe obiettare che i due soggetti presi in analisi fanno una fine grama, ma è la fine che faremo tutti, presto o tardi. La differenza è nel subire la vita o cercare, per quanto possibile, di diventarne l'autore. Che poi il soggetto sia uomo o donna, il luogo sia l'Italia, il Giappone o lo spazio, che sia gli anni '30, oggi o un futuro remoto, il discorso non cambia.

Marco Drvso
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